LA FASE ALTOMEDIOEVALE

Pianta di fase

Nel pannello dedicato possiamo approfondire quanto esposto relativamente alla fase Altomedioevale.

 

L’ecclesia originaria. Gli scavi archeologici, all’interno e all’esterno della chiesa, hanno verificato la sopravvivenza dei resti davvero notevoli di un edificio di culto complesso, databile tra la metà del VII e il IX secolo, nel quale è da riconoscere la prima chiesa, costruita al di sopra dei siti longobardi e nell’ambito della villa romana, della quale ricalca in parte le murature.

 

Dell’ecclesia originaria è stato comunque possibile ricostruire quasi per intero la planimetria, rappresentata da un’aula unica  con un’abside, affiancata a nord e sud da due annessi laterali di uso funerario e preceduta a ovest da un vasto corpo di fabbrica. Tale impianto trova riscontro in altre pievi e chiese tardoantiche ed altomedievali di recente scavate nel bresciano, quali Santa Maria di Pontenove di Bedizzole (V sec.), San Pietro in Mavinas di Sirmione (V o VI sec.).

 

Il corpo occidentale.

Nella prima fase dell’edificio di culto il corpo addossato alla facciata era costituito da un unico grande ambiente cui si accedeva dalla navata tramite una porta sita in posizione centrale. Di esso è stata finora indagata solo la parte estrema sud, la cui destinazione funeraria, fin dall’origine, è attestata da alcune tombe di buona fattura. In un momento successivo l’ambiente fu suddiviso in tre vani, il centrale ben più ampio dei laterali, che comunicavano attraverso due porte aperte al centro dei divisori. Tale ripartizione potrebbe riflettere una differenziazione funzionale dei vani: cappelle funerarie i laterali, battistero il centrale.

 

L’abside e il presbiterio.

Più articolata, e per molti versi di ostica interpretazione, è la sequenza emersa dallo scavo della zona orientale della chiesa dove sono state riconosciute almeno tre distinte fasi strutturali del complesso abside - presbiterio altomedievale.

Fase 1

Della costruzione originaria è stato individuato il gradino che distingueva lo spazio dell’abside da quello del presbiterio. A ridosso dell’emiciclo absidale e connesso al pavimento in cocciopesto corre il banco del clero (synthronos), realizzato in muratura e in origine coperto da una seduta di lastre o di assi. Su di esso, esattamente al centro e perfettamente conservata, si imposta una singolare struttura troncoconica in muratura intonacata, alta circa 80 cm.

 

Sulla sua sommità doveva trovarsi un catino o un bacile in pietra a forma di conchiglia per le abluzioni del sacerdote, con un foro di scarico a perdere nella terra. Si tratta del sacrario (lavacrum), cioè di una sorta di piccolo lavello collegato ad una cisterna sotterranea, di solito incassato nelle pareti absidali, addossato all’altare o posto in sacrestia; previsto dalle leggi canoniche, almeno dal VI secolo e reso obbligatorio nel sinodo tedesco di Würzburg del 1298.

 

Esattamente tra il sacrario e il luogo dell'altare maggiore era inoltre situata una sepoltura. La posizione privilegiata della tomba, suggerisce che si trattasse di una confessio, collegata all’altare e contenente il corpo di un personaggio venerabile legato alla fondazione della chiesa.

 

Fase 2

Subito ad occidente del gradino absidale, nella zona del presbiterio fu installata in un momento successivo una struttura della quale non resta che un’impronta irregolarmente rettangolare,  forse un nuovo altare, spostato più a ovest del precedente, un reliquiario, oppure una pedana anteposta all’altare primitivo.

 

Fase 3

L’ultima modifica apportata a quest’area, prima della ricostruzione romanica, è rappresentata dalla completa demolizione della struttura eretta nella Fase 2 e  dall’innalzamento del piano presbiteriale che venne pareggiato a quello più antico in cocciopesto dell’abside.

la pieve di san bartolomeo

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