La pieve di S. Bartolomeo è oggetto di attenzione fin dal 2001 quando l’Amministrazione Comunale di Cazzago S. Martino diede inizio ad un progetto di studio storico, di ricerca archeologica e di valorizzazione del sito.

La Pieve ha in corso la procedura di inserimento come sito inserito nella Lista del patrimonio Mondiale Unesco nel cosiddetto “distretto dei Longobardi” rete dei siti longobardi della Provincia di Brescia.

L’attuale aspetto della Pieve rivela un lungo periodo di abbandono al quale l’edificio fu sottoposto nel corso soprattutto degli ultimi due secoli.

Dell’antico edificio rimangono dei muri perimetrali sbrecciati dai quali emerge un grande arco trasverso in mattoni che un tempo sosteneva le travi in legno della copertura. Sul prospetto nord sono inoltre ben visibili due archi, poggianti su colonne circolari in cotto, successivamente tamponati e che fanno presagire la presenza sullo stesso lato di una ulteriore navata.

Non era certamente questa la visione che gli abitanti del luogo avevano in età medievale quando la Pieve costituiva il luogo di incontro religioso ma anche civile e mercantile di un ampio territorio che comprendeva oltre a Bornato, Calino, Cazzago, Passirano, Monterotondo, Paderno e Ospitaletto.

Lo studio archeologico, si è posto l’obiettivo di indagare le strutture più antiche della chiesa perché attraverso lo scavo, l’analisi dei muri che ancora oggi sono conservati sotto il livello del terreno, lo studio dei reperti ritrovati, si potesse ricostruire idealmente l’aspetto della Pieve e della vita che in essa si svolgeva.  

La fase della ricerca ebbe inizio con il Convegno tenutosi a Villa Bettoni-Cazzago nel maggio 2002. L’Amministrazione Comunale, attraverso l’assessore Barbara Sechi, chiamava a confronto esperti di storia, di archeologia e di architettura affinché valutassero la fattibilità di iniziare un cammino nuovo di studio e di recupero dell’antica pieve.

Dalla discussione emerse chiaramente che non era possibile avanzare proposte di riutilizzo e di sistemazione del sito se prima non fosse stata approfondita la fase della conoscenza del manufatto e del luogo nelle loro stratificazioni storico-archeologiche e non fosse stata condotta una ricerca documentale nei principali archivi storici bresciani.

Solo successivamente, sulla base delle risultanze di queste indagini, sarebbe stato possibile elaborare un corretto intervento di restauro e di valorizzazione del sito.

La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, con il dott. Andrea Breda, assunse la direzione scientifica dell’intervento mentre la dott.ssa Ivana Venturini venne incaricata dal Comune di procedere concretamente alla fase di esecuzione degli scavi archeologici. Sono state eseguite due campagne di scavo nella primavera-estate degli anni 2005 e 2006, che hanno consentito di portare alla luce le testimonianze più antiche dell’insediamento in un crescendo di sorprese e di emozioni.

Di pari passo l’equipe del prof. Gabriele Archetti “scavava” negli archivi alla ricerca di documenti interessanti la pieve. Durante lo svolgimento dei lavori sul campo non è stata trascurata l’occasione di far partecipare la popolazione alla ricerca attraverso comunicazioni periodiche sul bollettino comunale, ma soprattutto con visite guidate aperte alla cittadinanza e con il coinvolgimento delle scuole i cui allievi hanno potuto visitare più volte il cantiere di scavo.

Poiché qualsiasi intervento concreto non deve dimenticare l’aspetto della tutela e della conservazione del bene oggetto di studio, sono state eseguite delle opere urgenti di protezione e di consolidamento degli intonaci rinvenuti in seguito alla rimozione della terra e che, con un’asciugatura troppo rapida, avrebbero potuto staccarsi dal supporto murario.

L’esecuzione di opere per l’allontanamento delle acque e di un ponteggio in elementi tubolari, prescritto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Brescia, hanno inoltre consentito di proteggere le strutture dagli agenti atmosferici e di mettere in sicurezza provvisoriamente le murature attraverso un presidio che preservasse la staticità dell’edificio e impedisse l’eventuale cadute di materiali vari dall’alto.

L’area è di proprietà dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Brescia mentre la struttura della chiesa è di proprietà della Parrocchia di Bornato. L’I.D.S.C. di Brescia ha rilasciato l’autorizzazione all’occupazione temporanea del sito per l’esecuzione delle indagini archeologiche in data 19/07/2004 prot. 298/04.

la pieve di san bartolomeo

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